sabato 11 febbraio 2012

LARICI E SEGHE di Durs Grunbein (10/02/2012)

 

Questa settimana propongo, per via del poeta Durs Grunbein, un primo sguardo verso la poesia tedesca, in particolare quella che riguarda la città di Berlino. Dico un primo acchito perché più avanti mi soffermerò abbastanza sugl’autori – e sul loro modo di intendere e creare poesia – di quella determinata città.
Anticipo che parliamo di sperimentazione allo stato puro del linguaggio e di senso della poesia. La ritengo una delle più all’avanguardia, oggi, in Europa (anche se loro – i poeti – non amano molto questo termine; ripudiano quasi ogni tipo di avanguardia letteraria sbocciata sul suolo germanico o altrove). Nelle loro opere e nei loro commenti si vede una profonda ricerca linguistica e una maniacale attenzione verso la parola intesa come principio di ogni cosa, che può essere lasciata al caso o studiata scientificamente o interpretata dai discorsi e dagli slogan globali (parlo della retorica mediatica). Popp la definisce un laboratorio artistico e scientifico (e non “artigianale” come si usa dire qui in Italia) dal quale, con lo studio e l’estetica, far nascere una poesia. La tradizione sembra quasi esser scaraventata in un fosso e ricoperta da così alta ricerca ed elasticità (c’è chi, come la Draesner, tenta di arrivare alla fisicità con la poesia, cioè far sì che la parola colpisca non solo i sensi visivi ma anche quelli corporali). Ma come dice Wagner – altro giovane e grande poeta berlinese: la forma tradizionale è alla base di ogni componimento.
Comunque, approfondirò più avanti.

Durs, nato a Dresda, allora DDR, affronta la realtà odierna mischiandola e confrontandola, combaciandola, col suo (Stato) passato. Mette in risalto, spesso con ironia, l’ipocrisia della Germania della sua fanciullezza e giovinezza con quella che vive adesso (Germania intesa, anche, come “mondo”; nel quale tutti noi viviamo). Analiticamente combatte con temi riguardanti la finzione di determinate azioni che si compiono nel presente e che hanno un ombra che si allunga nel passato, come un filo conduttore che alimenta l’adesso e i ricordi. Illusioni, promesse, la menzognera cultura del benessere, le guerre: tutte macerie di un mondo votato alla tecnica.
La poesia che vi leggo, tra l’ironia del titolo (ha un doppio significato la parola Saghen: seghe o saghe) e un discorso disperato tra i Fratelli Grimm (il passato) e l’Io autore (il presente), con tratti di una dolcezza fiabesca e improvvisi sprazzi di secca crudezza, ci fa render conto del legame di cui vi parlavo sopra e ci porta incontro a un dato di fatto: “ciò che doveva avvenne.”


.Larici e seghe.
(Durs Grunbein)

Per Andreas Slominski

Fratelli Grimm, state ancora a sentire?
Ah, questa lingua indistruttibile,
spesso sconciata, parla anche per voi.
In che crepa di muro, in quale voce oggi
dimora il vostro spirito fiabesco, il cattivo, il buono?

Inarrestabile ciò che le succede,
le parole cadono da bocche fiacche,
colonne di giornali,
nessuno a cura delle antiche radici
da voi raccolte nei vostri querceti.

Che dicono l’asfalto ed il recinto
da cui il bosco si ritrae disgustato?
Il lupo è morto, la pelle se la sono bevuta.
Ma questo era solo l’inizio, niente tregua
per i bimbi fratelli e il capriolo.

Ora fate attenzione a quel che segue,
il tarlo già lo sa, anche la farina
che scende giù dai libri nell’armadio.
Fratello Allegro, te ne accorgerai:
tutto sarà diverso da quel che pensavi.

In piccolo si comincia, bevendo una birra,
uno si squarci la bocca su una sillaba,
poi la scintilla attacca il territorio,
si fa incendio diffuso, e si mettono in marcia
eserciti di metafore morte, ed è la guerra.

State ancora a sentire, cenciaioli? Alla radio
narra una fatina di un peccato mortale delle saghe,
della vecchia fiaba che precipita.
Ancora stride la motosega, il larice
si dà per vinto molto prima di cadere.

Ciò che doveva avvenne. Mangio il topo
il veleno, il gatto il topo, poi in rovina
andò la casa. E nessuno piange: si da piccino
sei messo in croce sulla precisione.
Così andavan le cose in questo mondo, e così vanno.
 

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